CALL FOR PAPERS

 5. Allucinazioni

 

Interrogare l’allucinazione significa immergersi in un ambito fenomenico ambiguo, all’interno di un “quasi”. L’allucinazione sembra infatti una “quasi”-percezione, perché presenta senza dare spazio all’incontro fortuito con le cose. Nell’allucinazione la donazione dell’oggetto è pre-determinata dal soggetto che costringe l’ente ad essere indizio, spesso sinistro, di un orizzonte di senso predefinito.

L’allucinazione è una “quasi”-immagine perché rinvia ad altro da sé, sembra appresentare ciò che assente. Si discosta però dall’immagine, in quanto conserva la pretesa della presentazione, ossia di dare le cose in carne ed ossa.

L’allucinazione appare infine come un quasi-segno: si nutre di un surplus narrativo, racconta una storia che chiama in prima persona il soggetto. Tuttavia a differenza del segno ha l’invadenza di essere visibile e non si nutre di un autentico spazio intersoggettivo. 

Nel “quasi” sembra delinearsi il proprio dell’allucinazione, di una struttura fenomenica che assume molteplici contenuti e aspetti pur presentando delle invarianti. Da Eugène Minkowski a Karl Jaspers, da Ludwig Binswanger ad Henri Ey, per citare alcuni degli studiosi più celebri, l’allucinazione è stata descritta nei suoi elementi più significativi. Restano però tanti aspetti non ancora indagati e soprattutto appare importante in una società come la nostra, dove il virtuale prende sempre più piede sul reale, affrontare il problema dell’allucinazione in un’ottica interdisciplinare e transdisciplinare, chiedendo l’apporto di discipline come la sociologia, l’antropologia, ma anche la letteratura, l’arte in cui l’allucinazione è spesso ricercata e provocata artificialmente – si pensi ad esempio a Baudelaire e a Michaux – per stimolare il processo creativo.

Con il quinto call for papers continuiamo il nostro viaggio nelle Figure dell’immaginario. Lo scopo  è di favorire maggiormente, in virtù del tema scelto, uno degli obbiettivi fondamentali della nostra rivista: il dialogo fecondo tra scienze umane e scienze naturali. Ogni disciplina è nuovamente invitata a de-territorializzarsi, ad andare, in altri termini, al di là dei propri confini per ripensare i propri paradigmi epistemologici.

Si accettano contributi inerenti al tema, in lingua italiana, inglese e francese, di max 10.000 parole. I lavori possono essere indirizzati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 30 gennaio 2017.

 

Hallucinations

En interrogeant l’hallucination nous voulons nous engager pour notre cinquième numéro de Figures de l’imaginaire dans un domaine phénoménique ambigu, à l’intérieur d’un “quasi”.

En effet, l’hallucination semble d’abord une quasi-perception, car elle présente sans faire place à la rencontre occasionnelle des choses. Dans l’hallucination la donation de l’objet est prédéterminée par le sujet qui contraint l’étant à se révéler comme un indice, souvent sinistre, d’un horizon de sens défini à l’avance.

L’hallucination est également une quasi-image, en tant qu’elle renvoie à autre que soi : elle semble apprésenter ce qui est absent tout en n’étant pas une image, car elle prétend donner les choses en chair et en os.

L’hallucination apparaît enfin comme un quasi-signe : elle se nourrit d’un surplus narratif, elle dit une histoire qui appelle le sujet en première personne. Cependant, par rapport au signe elle veut que le sens soit visible ; en outre, elle ne se constitue pas à l’intérieur d’un véritable espace intersubjectif.

Dans le “quasi” semble se tracer le propre de l’hallucination, d’une structure phénoménique qui assume une multitude de contenus et formes tout en présentant des invariances. D’Eugène Minkowski à Karl Jaspers, de Ludwig Binswanger à Henri Ey – on cite seulement quelques uns parmi les psychiatres qui ont étudié ce sujet – l’hallucination a été décrite dans ses éléments les plus significatifs. Néanmoins, il reste à en analyser encore plusieurs aspects, surtout à partir d’une approche interdisciplinaire et transdisciplinaire qui contemple aussi bien l’apport des sciences naturelles que celui des sciences humaines (de l’anthropologie, à la sociologie et à la littérature).  Avec ce numéro, nous poursuivons notre voyage dans les Figures de l’imaginaire en invitant chaque discipline à se décloisonner pour mieux comprendre ses propres paradigmes épistémologiques.

Les contributions se feront en langue italienne, française ou anglaise (maximum 10.000 mots).

 Elles sont à envoyer à Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (délais 30 janvier 2017).

 

 


 

4. Immagine della scienza, immaginario scientifico, immaginazione scientifica

 

 Il quarto “Call for papers” della rivista online Figure dell’immaginario propone una mise en abîme del rapporto tra la scienza e l’ambito iconico da articolare su tre assi.

1. Immagine della scienza - Ogni scienza, naturale o umanistica, interroga il proprio statuto epistemologico dall’interno, in merito alla validità del metodo e dei principi che la caratterizzano, e dall’esterno, delineando la sua posizione rispetto alle altre scienze (prossime o lontane). L’affinità tra ambiti scientifici ha generato nel corso del XIX secolo la divisione tra scienze della natura e scienze umane (o dello spirito), che si riassumerebbe nella distinzione metodologica spiegare/comprendere, letta spesso in termini oppositivi. Nella seconda metà del XX secolo tale confine si è però rivelato artificiale: di fronte a problemi non risolvibili con i tradizionali paradigmi della scienza galileana-newtoniana, le scienze naturali hanno riformato il proprio metodo e abbandonato l’ideologia del paradigma unico. La rivoluzione epistemologica non ha però portato alla configurazione di nuove “alleanze” disciplinari, quanto alla frammentazione sempre più marcata dei saperi. Sul versante delle scienze umane è in atto un processo quasi speculare, la cui maggiore novità consiste nel ricorso all’analisi quantitativa in molte discipline umanistiche (ad es. sociologia, psicologia, antropologia etc.). La situazione di parcellizzazione e ibridazione delle odierne scienze invita dunque a ripensare l’immagine della scienza nella nostra cultura. I contributi potranno avere in tal senso un carattere interdisciplinare e disciplinare, seguire un approccio storico-evolutivo o concentrato su alcune questioni epistemologiche di grande attualità.

2. Immaginario scientifico - L’evoluzione delle scienze si mostra spesso nell’uso e nel significato attribuito ai simboli e alle immagini. Ad esempio il triangolo, la sfera, la piramide non hanno lo stesso valore per i pitagorici e per i fisici moderni. Per interrogare il “tenore” iconico di un’immagine in una o più scienze occorre pertanto approfondirne il “valore” simbolico e gnoseologico. In altri termini si tratta di cogliere le risonanze tra le diversi funzioni che assume un’immagine sia sul piano oggettivo (pensarla come emblematica e esemplificativa di una certa epistème) sia sul versante soggettivo (saper individuare le componenti non solo razionali, ma anche sensibili-affettive presenti nell’immagine).

3. Immaginazione scientifica - La riflessione sulla scienza si intreccia inevitabilmente ad una riflessione sull’uomo e sul suo potere conoscitivo. L’indagine gnoseologica e l’individuazione della facoltà da esercitare e educare nella ricerca scientifica è un leitmotiv del pensiero occidentale che non ha perso la sua vitalità. La rivoluzione dei saperi ha messo infatti in dubbio la tradizionale distinzione tra sensibilità, immaginazione e intelletto e, conseguentemente, l’assimilazione della scienza a “prodotto” dell’intelletto sembra oggi riduttiva e superata. Anche il terzo asse, come i due precedenti, è suscettibile di letture diacroniche – che prediligono l’approccio storiografico – e sincroniche a partire da alcuni problemi e aspetti della scienza contemporanea

Si accettano contributi inerenti al tema, in lingua italiana, inglese e francese, di max 10.000 parole. I lavori possono essere indirizzati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 30 gennaio 2016.

 


 

3. L'immaginario del paesaggio

Dopo l’immersione nell’immaginario della piega-piaga e l’analisi degli attriti conflittuali e sensuali che si generano tra le immagini, si propone ora l’approfondimento dell’immaginario come luogo di d’incontro-individuazione di soggetto e oggetto. Il nuovo filo conduttore sarà colto dalla prospettiva privilegiata del paesaggio, un’immagine naturalmente predisposta ad analisi che superano l’opposizione io-mondo, mostrando piuttosto l’intima interdipendenza dei due poli.

Paesaggio urbano, dell’anima, del pensiero o della affettività, il tema del terzo numero di Figure dell’immaginario assume una portata discorsiva e meta-discorsiva, offrendo nuovi spunti per una feconda ricerca interdisciplinare.

Si accettano contributi inerenti al tema, in lingua italiana, inglese e francese, di max 10.000 parole. I lavori possono essere indirizzati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 30 aprile 2015.

 

L’imaginaire du paysage

Après la "plongée’’ dans l’imaginaire du plaie-pli et l’analyse des frictions conflictuelles et sensuelles qui s’engendrent entre les images, on se propose maintenant d’approfondir l’imaginaire comme lieu de rencontre-individuation entre sujet et objet. Le nouveau fil conducteur est à suivre par la perspective privilégiée du paysage, une image naturellement prédisposée à démarches qui dépassent l’opposition je-monde, en montrant l’intime co-appartenance de ces deux moments.

Paysage urbain, de la pensée ou de l’affectivité, le thème de notre troisième numéro assume une portée discursive et métadiscursive, en offrant par là des nouveaux éléments de réflexion pour une féconde recherche interdisciplinaire.

 Les contributions se feront en langue italienne, française ou anglaise (maximum 10.000 mots).

 Elles sont à envoyer à Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (délais 30 avril 2015).

 


 

2. Guerra e seduzione: immaginari dei conflitti e conflitti di immaginari

Guerra e seduzione si nutrono alla sorgente stessa dell’immaginario. Non vi è guerra reale senza un conflitto di immaginari che incarnano valori contrapposti, senza un’ostentazione iconica che seduce lo spettatore. Sarebbe quindi riduttivo pensare la guerra come un’immagine o un tema dell’immaginario. Si tratta piuttosto di una sua possibilità, di una possibile configurazione dove l’apparire dell’immagine sembra flettersi su se stesso, fino a trasfigurare, nell’eccesso del suo voler-dire, gli oggetti a cui rinvia. In quanto declinazione di un certo potere dell’immagine, la guerra si esprime in una molteplicità di figure che coinvolgono tutti i registri del discorso: da quello storico a quello letterario e filosofico, da quello psicologico a quello antropologico.

Si accettano contributi inerenti al tema, in lingua italiana, inglese e francese, di max 10.000 parole. I lavori possono essere indirizzati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 15 settembre 2014.

 

Guerre et séduction se nourrissent à la source même de l’imaginaire.  Il n’y a pas de véritable guerre sans un conflit d’imaginaires qui incarnent des valeurs opposées, sans une ostentation iconique qui séduit le spectateur. Or cette parade imagée risque de concentrer le regard sur elle-même et non sur les objets auxquels elle renvoie. D’ainsi séduire le spectateur, de le capter dans son miroir plutôt que de réfléchir la réalité seconde, les images dans l’imaginaire des conflits finissent par réduire l’objet jusqu’à l’anéantir, dans l’outrance du dire et l’auto-référentialité. Toutefois, nous ne saurons réduire la guerre à un simple thème de l’imaginaire. En tant que déclinaison d’un certain pouvoir de l’image, la guerre se déploie dans une multiplicité de figures qui impliquent touts les registres du discours : de l’historique au littéraire, du philosophique au psychologique ou encore anthropologique. 

Les contributions se feront en langue italienne, française ou anglaise (maximum 10.000 mots).

Elles sont à envoyer à Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (délais 15 septembre 2014).

 

 


 

1. Il corpo offeso. Tra piaghe e pieghe

 

 

Piaga e Piega costituiscono il tema 'paronomastico' che sarà oggetto di analisi e riflessione del primo numero di «Figure dell’immaginario». La scelta non è casuale, in quanto la loro valenza iconica si presta, da una parte, a molteplici percorsi interdisciplinari e, dall’altra, mette in rilievo una dinamica essenziale del rapporto immagine-immaginario. Esistono infatti immagini che sono un immaginario piegato e degli immaginari che sono delle immagini spiegate (in senso letterale). Analogamente vi sono delle piaghe (sociali, del corpo, delle ferite nella storia etc.) che lasciano proliferare un insieme di rimandi e di quesiti dove la ricerca si nutre di un 'non detto' solo parzialmente tematizzabile. La piaga e la piega si presentano dunque come due figure dell’immaginario in grado di indicarne la densità, come uno sfondo opaco che richiede, per ricorrere ad un’espressione di Maurice Blanchot, un entretien infini, un «infinito intrattenimento».

 

Si accettano contributi inerenti al tema, in lingua italiana, inglese e francese, di max 10.000 parole. I lavori possono essere indirizzati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Plaie et pli constituent le thème paronomastique que nous entendons traiter dans le premier numéro de «Figures de l’imaginaire». Le choix n’est pas arbitraire car, d’une part, la teneur iconique des deux termes permet une multiplicité de parcours interdisciplinaires et, d’autre part, met au jour une dynamique essentielle du rapport image-imaginaire. En effet, il existe des images qui sont un imaginaire plié et des imaginaires qui se présentent comme des images expliquées (au sens littéral du terme). De même, il y a des plaies (sociales, corporelles, voire des déchirures dans l’histoire, etc.) qui engendrent un ensemble de renvois et de questions, où la recherche se nourrit d’un non-dit que l’on peut thématiser seulement de manière partielle. La plaie et le pli se donnent donc comme deux figures en mesure d’indiquer la densité de l’imaginaire, une sorte d’arrière-fond opaque qui requiert, pour reprendre Blanchot, un «entretien infini».

 

Les contributions se feront en langue italienne, française ou anglaise (maximum 10.000 mots).

 

Elles sont à envoyer à l’adresse suivante : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.