PASQUALE VITALE, La Nottola di Minerva

La Nottola di Minerva. Filosofia contemporanea: dal teatro ai fumetti - Pasquale Vitale - copertina

Pasquale Vitale, La Nottola di Minerva, Aversa, Gnasso editore, 2019

Recensione di Salvatore Fiorellino

Nell’Avvenire dura a lungo. Autobiografia, Louis Althusser ci fornisce un’emblematica – e direi impegnativa – definizione di filosofia, come «un violento rifiuto di raccontarsi storie». È lo scopo di chi si impegna a narrare eventi non banali, o particolari, ma vuole, con la sua parola, offrire al lettore una fatica speculativa, perciò universale.

Prendendo a prestito la modalità socratica di dire la verità, nella discussione mai banale, ma sempre arricchente con gli altri saperi, il libro del prof. Vitale presenta una continua interrogazione sulle domande essenziali dei filosofi dell’Ottocento/Novecento. “La Nottola di Minerva” si assume il compito di fare filosofia nel proprio contesto, con rimandi sempre esatti, talvolta con punte di genialità, ad altri saperi: letteratura, musica, teatro, cinema, arte, politica, psicologia. Perché, la filosofia trova senso e direzione in un percorso che guarda all’intero, sintetizzando le opposizioni in una prospettiva che apra ad altri scenari.

Il libro del prof. Vitale, come si è accennato, è un libro che dialoga. La filosofia non vive nell’astrattezza – e freddezza – dei suoi contenuti che, spesso, appaiono ostici ad un lettore inesperto. La filosofia sostanzia le altre scienze e si sostanzia di esse, in un continuo gioco di rimandi. Lo fa col coraggio, quasi in un combattimento corpo a corpo, come quello che continuamente ingaggiava Nietzsche con la filosofia socratica. Lo scopo non è la vittoria, ma porre domande, difficili, concrete. Per spronare all’azione, alla politica. All’esempio, che può essere dato anche dall’immaginazione, come fa l’autore quando presenta un dialogo serrato tra Heidegger e Arendt in uno sconvolgente fumetto. Oppure quando fa inscenare un’intervista ad Eichmann da parte sempre della Arendt.

Fare filosofia è nient’altro che questo: stimolo, anche se può apparire un fare disinteressato. Ma, in quanto disinteressato, più vero. “La Nottola di Minerva” è “un dono” (“Il dono del filosofo” è il titolo di un bel libro di Andrea Tagliapietra) che, in quanto tale, ci sorprende. Già scorrendo le pagine dell’indice veniamo colti da uno stupore che si fa “meraviglia”. Meraviglia che sceglie di diventare musica, nelle parole poetiche di uno dei più famosi cantautori italiani, Niccolò Fabi. La sua ex-sistentia è la riproduzione cantata della filosofia dell’angoscia kierkegaardiana, nella sua possibilità come uscita da, in vista del per. Che sceglie di diventare follia, in cerca di Dio, di quel “Dio è morto” di Guccini. Meraviglia che vuole farsi pittura, che parla attraverso la voce dei poeti, o divinizza sul palcoscenico di un teatro, oppure si proietta sullo schermo: e diventa arte, insieme alle altre arti. Meraviglia che ti accompagna nei meandri della pazzia (ma non manca una visita reale all’ex manicomio di Aversa), sotto la guida dell’acuto Foucault.

Insomma, da questi pochi esempi si evince lo scopo del libro del prof. Vitale: se la filosofia, quale sapere universale, vuole ancora rispondere alIa domanda di senso che accompagna la vita di ognuno di noi, deve essere volutamente in relazione con Ie altre discipline, in quanto essa stessa disciplina stabile e sicura. Nella consapevolezza che la filosofia è vita, e certamente, come scrive Aristotele nella Metafisica, «le altre scienze saranno più necessarie di questa, ma superiore nessuna».